...Un’operazione originale e diversa per decontestualizzare la scultura e renderla site-specific nella pittura: Fissore inquadra dettagli scultorei con focus fotografici dalle angolazioni mai casuali; rigorosamente di spalle, come i protagonisti sublimati dal romantico Caspar David Freidrich, sono immortalati frammenti di statue che dimenticano il pallore asettico della materia marmorea per colorarsi di acrilici primari, rossi e blu, accesi da contrappunti polarizzati di gialli e verdi. Una mano decisa, che insegue tecnicamente le orme dell’iperrealismo di stampo americano (i ritratti di Chuck Close e i paesaggi di Richard Estes) meno radicale e più interiorizzato. Il ciclo degli “eroi” contiene gli elementi stilistici della precedenti serie di dipinti che hanno reso Fissore un raro esempio qualitativo di pittura iperrealista a Torino: quella di ispirazione fotografica (di Pic-Nic, Ricognizione, Opposizione, Cabina telefonica), il rapporto tra la figura e il contesto (nei paesaggi del ciclo dei Green), l’astrazione derivata da un impatto relazionale con il soggetto (come nei Mari) e quell’intimità specchiata nei cromatismi velati delle Video pitture. Decontestualizzando il modello iconico, scultoreo, Fissore arriva al ritratto pittorico, molto più reale, che supera il principio celebrativo del monumento: l’operazione riesce a vincere l’anacronismo del genere, la tradizione accademica del realismo di stampo sociale e politico, dei soggetti, così in voga nell’Ottocento con intenti di encomio e forma. Ci riesce, perché ridimensiona i personaggi-eroi, in sagome senza volto, controluce, inquadrature di dettagli di mano, uomini prima che martiri, di spalle. Un’antologia di nomi noti, o ignoti, che vale il pittore preferisce innanzitutto ricordare prima ancora che celebrare.
Luca Beatrice, 2011